mercoledì 11 novembre 2009

Mondi a colori

La cosa strana, tra l'altro, è che non sono neanche un grande appassionato di colori in real life. Voglio dire, basta dare un'occhiata al mio guardaroba: nero, al limite grigio o il blu (scuro) dei jeans. Persino il blu notte mi pare quasi azzardato. Tuttavia, l'utilizzo e la conoscenza dei colori è, innegabilmente, parte integrante e fondamentale del nostro mestiere: dalla fase di progettazione fino alla stampa.


Iniziamo con un sito che ha un concept ai limiti dell'idiozia: prendere le bandiere del mondo e, mantenendo costante la proporzione e il tono dei colori, trasformarle in un grafico a torta. Ideale per sperimentare quanto la percezione sia legata alla forma più che al colore: vi sfido ad indovinarle tutte, è impossibile. Vale anche come sfida per il Trivial Pursuit.



Poi una chicca segnalatami da mia moglie: un tizio ha avuto il buontempo di ordinare i libri in casa non per argomento, titolo o ordine alfabetico, ma per colore della copertina. Ne risulta una spettro colore impressionante, che di fatto arreda l'intera stanza. Da ripetere in tutte le case del mondo, senza ombra di dubbio.



Infine, per gli appassionati di arte, ColourLovers (di cui avevamo già parlato) dedica uno speciale ai colori della grande pittrice messicana Frida Kahlo (quella che sembra Elio di Elio e le Storie Tese) (mi scuso con i puristi, ma io sono un po' così con tutto ciò che non preveda almeno una video installazione). Dominanti sono i toni caldi: marroni, aranciati, rossi; gli sfondi, spesso ad ambientazione naturale, portano invece i verdi, i grigi e i toni meno saturi. Le palette, come sempre, si possono facilmente scaricare ed usare nei propri progetti.

martedì 10 novembre 2009

L'uomo, il mito

Dall'iPod ad iTunes e iTunes Store; dalla Pixar ai contratti con le case discografiche e cinematografiche; fino all'iPhone. La Apple di Steve Jobs ha riscritto le regole della tecnologia e della fruibilità, imponendosi come leader assoluto di mercato, di cultura e di tendenze persino in settori che, apparentemente, non gli competono: musica, cinema, telefonia mobile. L'azienda valeva 5 miliardi di dollari nel 2000, poco prima di lanciare iPod e iTunes; oggi il suo valore supera persino quello di Google, e si attesta a 170 miliardi.

Per questi motivi, Steve Jobs è stato nominato da Fortune CEO del decennio. Un lungo articolo ne ripercorre successi e flop, senza tralasciare i recenti sei mesi di assenza per malattia; scorrete l'interattiva timeline per qualche curiosità su Apple lungo gli ultimi dieci anni di storia, o guardate foto inedite come quella in testa al post, che ritrae Bill Gates e Steve Jobs durante un incontro a casa di quest'ultimo nel 1991.


Steve Jobs, al di là delle vecchie diatribe Windows-Mac, è sicuramente un uomo di rilievo nell'evoluzione della digital life mondiale. Maniaco della segretezza, visionario, appassionato, lunatico, prepotente, stacanovista, testardo: su di lui si sono sprecati complimenti e critiche, accuse e plausi. Se volete saperne di più sulla vita di Jobs, del suo entourage e della Apple, non posso non consigliarvi un libro splendido: Nella testa di Steve Jobs di Lander Kahney (Sperling & Kupfer, 2009).

giovedì 5 novembre 2009

Quando c'è la cultura c'è tutto

Che vi serva per enunciare correttamente le motivazioni alla base delle vostre scelte grafiche, o per burlarvi degli amici davanti alla birra il sabato sera, o per fare i saputelli alla riunione di classe dieci anni dopo la maturità, la cultura è fondamentale.
A darvi una tonnellata di queste nozioni, facili da imparare e tenere a memoria, ci pensano qui. Una nuova ogni giorno - per avere sempre qualcosa di figo da postare su Facebook (via SimplyAddicted).

martedì 3 novembre 2009

Arte vs Design (2)

Come promesso, riprendo il tema dell'Arte contro il Design che avevamo affrontato qualche tempo fa per alcune precisazioni.

La dicotomia presentata da John O'Nolan ha un difetto di fondo, secondo me: vede il design come processo quasi esclusivamente produttivo, e non creativo. È pur vero che gli scopi del design sono tutt'altro che catartici: creare brand, vendere prodotti, promuovere servizi o eventi, sono attività che hanno più a che fare col vil denaro che con il piacere dell'arte.

E tuttavia, non si può negare (punti 1. e 4.) che il design non sia creatività, che non richieda talento e ispirazione, insieme a tecnica e competenze. Se così non fosse, nessun designer avrebbe mai prodotto novità nel mondo, limitandosi ad un mero ri-utilizzo delle tecniche a disposizione, ad un'applicazione da manuale di tecniche codificate. La frase finale di Craig Elimeliah, in questo senso, è raccapricciante: paragona il design ad un qualunque lavoro di ingegneria dove, date delle istruzioni (e chi le dà, queste istruzioni, di buon grado?), si ottiene sempre lo stesso risultato.

Al contrario: l'innovazione è necessaria parte del (buon) design, e la creatività è motore primo dell'innovazione. E la competenza del designer si misura proprio in questa capacità di leggere le esigenze del cliente, interpretarne la storia e creare strumenti di comunicazione adeguati.

Lungi da me il voler giudicare l'artista o il designer facendo a gara tra chi è più creativo. Sono due modi di applicare creatività: tant'è che ridurre l'arte a semplice procedimento di auto-liberazione o di auto-propaganda, a monologo delle proprie opinioni, è allo stesso modo riduttivo. L'arte è un movimento che coinvolge, in qualche modo, anche la percezione e l'interpretazione dell'opera da parte dell'osservatore. Dice bene Rob Bowen: senza l'interpretazione che ciascuno dà dell'opera d'arte, essa resta un lavoro stagnante. Per essere arte, l'opera deve connettersi con qualcuno, deve essere tradotta nel suo significato per l'osservatore.

Il design -ed è forse qui la vera differenza tra i due- non va interpretato. Va letto, va capito, magari interviene sulle medesime corde dell'arte (leggi: emozione, curiosità), ma se deve muovere ad una medesima azione (che sia comprare un prodotto o fidarsi di un brand) non può essere interpretato diversamente. L'efficacia del design è dunque nella sua universalità di linguaggio.


(Visto che era piaciuta, riprendo ancora un'opera di Felice Varini in testa)

lunedì 2 novembre 2009

A caccia di svizzeri

Sapete bene com'è andata tra Arial ed Helvetica. Ma sapete davvero distinguerli? Ironic Sans ha raccolto 20 loghi originariamente disegnati in Helvetica e li ha riproposti disegnati in Arial: riuscite a distinguere l'originale dalla sua pallida imitazione? Io ne ho indovinati 19, ma il trucco c'è: individuate subito le R maiuscole o le a e le t minuscole, e tutto sarà più semplice.
L'immagine arriva da qui.

giovedì 29 ottobre 2009

This page is under construction

Parlando d'altro, Lucio Bragagnolo recupera questa chicca: un migliaio di segnalatori del celebre "Under Construction". Così, giusto per rivivere qualche bel momento trash con l'animazione dell'operaio che sposta la terra.

mercoledì 28 ottobre 2009

L scrittura ad 1 svolta, nn credi?

Ho sempre creduto che gli sms e il web abbiano contribuito in media ad un impoverimento della lingua nelle giovani generazioni. Stenografici, sintetici all'eccesso, pieni di abbreviazioni, codici e acronimi i primi; autoreferenziale, colloquiale, più ricco di video, animazioni da idioti e test precompilati che buon testo scritto il secondo. Vedo k al posto di ch, x al posto di per, qnd, cmq e tvumdb (cit.) conditi da strafalcioni imbarazzanti nella scelta dei verbi, e mi prende una rabbia cieca e incontrollabile.

E invece, ecco la notiziona: son tutte balle.
Wired racconta di Andrea Lunsford, professoressa di scrittura e retorica alla Stanford University, che in cinque anni ha svolto una approfondita indagine sulla scrittura (dai temi agli articoli, dalle mail alle chat) coinvolgendo la bellezza di 14.672 campioni. Il risultato? La scrittura è oggi ad una svolta epocale positiva, che la porterà verso una nuova audace direzione.

Per farla breve: un tempo, le uniche cose che scrivevamo erano i temi a scuola; il nostro pubblico, nella migliore della ipotesi, era rappresentato dal professore; e il nostro scopo, cosciente o meno, prendere semplicemente un buon voto. La "liberalizzazione" della scrittura sul web e negli sms ha contribuito ad ampliare questa visione: il pubblico ora è il mondo intero, lo scopo è "persuadere, organizzare, discutere", la quantità di scritti prodotti (tra blog, Facebook, Twitter, sms, mail, articoli, commenti, chat) è enormemente maggiore. Si scrive in collaborazione con altri (wiki), ci si sforza di condensare concetti in 160 caratteri o di scrivere testi complessi per riassumere eventi, pensieri, considerazioni. "Scrittura di vita", la chiama la Lunsford. Non più scrittura formalmente buona o formalmente cattiva ma, in sostanza, scrittura libera e più o meno efficace rispetto all'obiettivo preposto e al pubblico a cui è diretta.


Una conseguenza di questa nuova direzione è, a mio avviso, Write or Die.
Divertente web-app free (ora anche desktop, è scritta in Adobe AIR e costa 10 dollari) che invita a scrivere velocemente, seguendo uno stream of consciousness immediato senza perdere tempo, senza pensare troppo, senza temporeggiare.
Si stabilisce un obiettivo di parole o di tempo massimo, e si inizia: se smettete di scrivere, il peggio che può capitarvi è la sparizione progressiva delle parole che avete appena scritto (kamikaze mode). Nella versione desktop, addirittura, si può disattivare il backspace o impedire il salvataggio finchè non si è raggiunto l'obiettivo di parole o tempo.
Provateci: dicono sia perfetto per rispettare le deadline.

martedì 27 ottobre 2009

Libri / The Best of Brochure Design

Continuiamo il rosario dei libri di grafica con una serie che ha riscosso, meritatamente, un discreto successo: Best of Brochure Design (AA.VV., editi da Rockport).

Personalmente ho i numeri 07, 08 e 09. Tre libri ben fatti, organizzati per argomento (corporate, products and services, educational, self-promotional, eccetera) e di facile consultazione. Presentano una rosa di progetti ben fatti e mai banali: per ciascuno ci sono almeno un paio di scatti di alcune pagine indicative o di dettagli di lavorazione, più art director, designer, cliente, software usati e tipo di carta. In chiusura, i contatti delle agenzie citate.
Uno strumento prezioso non tanto per consultazione manualistica, quanto per pura ricerca di ispirazione: non delude (quasi) mai.

lunedì 26 ottobre 2009

Facebook è donna

Pare che ormai i social network (dai, non prendiamoci in giro: Facebook e basta) stiano diventando l'unico modo di godersi il web. Se non sei su Facebook non sei nessuno; l'assurdità è doversi creare una mail per la registrazione, ma non controllarla mai "perchè tanto ci sono i messaggi su Facebook". E le bacheche si popolano di cagate, gatti abbandonati, gruppi improbabili, video linkati, foto di sconosciuti, richieste di amicizia dal vecchio compagno delle medie che magari ci stava pure sul cazzo. Se una notizia non è su Facebook, allora non esiste.

Quel furbacchione di Zuckerberg, su Wired di agosto, rivelava un suo progetto a riguardo: connettere a Facebook ogni tipo di attività possibile sul web, e far diventare la propria pagina una sorta di finestra/vetrina sul web. Da Facebook sarà possibile fare ricerche in Google, leggere Wikipedia, controllare la mail, cercare nuova musica, leggere i giornali; e ogni risultato sarà pubblicabile sulla bacheca, visibile agli amici. Il tutto, come dice Luca Sofri, a favore dell'aumento dei tardivi digitali.

A confermare (in parte) con i numeri questa tendenza, Brian Solis pubblica una interessante analisi sugli utenti dei principali social network. Dai dati emergono i ben noti 370 milioni di visitatori singoli per Facebook, con una media di 23 visite al mese ciascuno (ovvero: quasi una volta al giorno) e con un tempo medio di permanenza sul sito di ben 23 minuti (fanno 9 ore al mese, mica briciole). La maggiorparte degli utenti sono donne (57%), e hanno -sorpresa sorpresa- tra i 35 e i 55 anni (il 44% delle utenze totali).
Nessun altro social network raggiunge gli stessi numeri. Flickr rispecchia le stesse percentuali di utenti (donne il 55%, stessa fascia di età), ma le utenze sono "solo" 70 milioni, con una media di 4 visite da 10 minuti al mese. Twitter porta a casa 66 milioni di utenti, con visite da 12 minuti per poco più di 8 volte al mese.

David McCandless, da Londra (giornalista, scrive per Wired e The Guardian), ha ben pensato di prendere i dati di Solis sul sesso degli utenti e tradurli in infografica. Il risultato, al di là del fatto che ricordi una nota pubblicità di detergente intimo, è impressionante: la maggiorparte dei social network sono donna. Gli uomini reggono benino in Digg, ma perdono su tutti gli altri fronti.

Le nuove tendenze (analizzate da Solis in un anno di visite negli USA, da maggio 2008 a maggio 2009) mostrano però un altro interessante aspetto: Facebook, che pure aumenta i suoi utenti di un bel +97%, non si avvicina nemmeno al vero campione della categoria: Twitter. In un anno, le visite a Twitter sono aumentate di uno scandaloso +2681%. Le singole utenze sono molto al di sotto del sito di Zuckerberg (circa un quarto!) ma il trend è più che chiaro: Twitter, in poco tempo, rischia di diventare un concorrente pericoloso.

venerdì 23 ottobre 2009

Il tempo è denaro.

Costa uno sproposito, lo so: quasi 900,00 euro. Ma sai che figurone? Starei sempre a guardare l'ora.
È disponibile anche in italiano e in sei colori diversi (con dei nomi improbabili, tra l'altro). Trovo estremamente user-friendly leggere "È l'una meno cinque" invece di un freddo "12.54" a lancette.

giovedì 22 ottobre 2009

Libri / Designing Brand Identity

Ecco uno dei miei acquisti newyorchesi di cui sono più felice: Designing Brand Identity, an Essential Guide for the Whole Branding Team di Alina Wheeler (Wiley, 2009, III edizione). Il libro è una interessante via di mezzo tra un manuale e un graphic book, condito da un'abbondante serie di esempi, infografica più che chiara e una tonnellata di citazioni tra le più assortite. Credo che il libro si possa ordinare direttamente dal suo sito, ma non so se spedisce fino in Italia.

L'intenzione dell'autrice è di scrivere "un libro che non c'era", che prendesse in esame l'identità e il brand non solo sotto il punto di vista della visualizzazione, ma anche (e soprattutto) sotto quello dell'analisi, della strategia, della valorizzazione dell'azienda.

Il libro inizia con un'attenta analisi del brand e dell'identity (definizioni, posizionamento, strumenti, ideali, valori, elementi, applicazioni); prosegue poi con le 5 fasi della realizzazione (ricerca di mercato e scelta del linguaggio; strategia; progettazione; applicazioni e media; pubblicazione, guidelines e avvio del brand).

In chiusura, una preziosa raccolta di case-studies. Una cinquantina di esempi, dalla campagna Obama '08 a Coca Cola (stranamente, manca Apple), che analizzano la richiesta del cliente, le scelte dell'agenzia e il risultato della realizzazione. In una parola, uno dei migliori libri che possiedo.

mercoledì 21 ottobre 2009

Libri / Color: Messages and Meanings

Mi sono accorto di non aver ancora mai parlato di libri di grafica, che pure compro, colleziono e utilizzo quasi maniacalmente, talvolta come fonte d'ispirazione e talvolta per il puro gusto estetico di un progetto editoriale ben fatto. Amo quella sensazione di open-mindness (non trovo termine migliore in italiano) quando li si sfoglia alla ricerca di un'illuminazione; e quando si vede qualcosa che fa al caso nostro, è un po' come trovare un pezzo di un puzzle che mancava per completare un'area del disegno.

Comincio ben volentieri questa carrellata di libri da Color: Messages and Meanings, a Pantone Colour Resource di Leatrice Eiseman (Hand Books Press, 2006). La Eiseman si occupa di Colour Consulting per le aziende: aiuta a scegliere i colori per la comunicazione migliore (che mestiere meraviglioso). Qui c'è il link su Amazon.

Il libro è composto di due grandi sezioni: la prima analizza i significati cromatici delle grandi famiglie di colore (rosso, arancio, blu, neutri e così via) attraverso un'attenta ricerca, presentando esempi dai più svariati campi d'applicazione (dal packaging all'identity, dall'editoria alla fotografia) e concludendo con una selezione di riferimenti Pantone applicati alle emozioni suscitate dai colori.
La seconda sezione si muove invece lungo il percorso opposto: partendo da alcuni significati importanti per la comunicazione (assertività, unicità, integrità, bellezza, passione e così via) propone interessanti combinazioni di colori Pantone da applicare ai propri progetti.
Il libro si conclude con una comoda tabella di conversione Pantone-quadricromia.

Le novità attese (più una sorpresa)

I nuovi attesissimi iMac sono ricchi di novità, a partire dall'aspetto estetico: scocca interamente in alluminio e ancora più sottile della versione precedente, monitor 16:9 retroilluminato, risoluzione addirittura di 2560x1440 pixel nella versione 27".
Il vero potenziamento è avvenuto all'interno, con nuovi processori quad-Core a partire da 3,06GHz, schede grafiche più potenti, RAM standard a 4GB espandibile fino a 16GB. In merito alle porte, una novità di quelle che ti fanno dire "Potevano pensarci prima", ovvero l'inserimento di una porta SD integrata ideale per leggere le schede SD di memoria di molte macchine fotografiche digitali. Si aggiunge una porta USB per un totale di 4 (anche questa cosa può far solo piacere) e sparisce la FireWire 400 a favore della 800.

Non risolti, invece, i parziali problemi di riflessione dello schermo glossy in particolare condizioni di luce. E, leggerissima cazzata, di default viene fornita la tastiera wireless Apple che, per intenderci, è quella ridotta e senza tastierino numerico. Per chi non è abituato, può essere difficile da utilizzare.

La seconda grande novità è una sorpresa: il Magic Mouse. Chi ama i concetti di design e il ben noto "less is more" resterà estasiato. Il Magic Mouse è, in sostanza, un'unica superficie tondeggiante: spariscono i pulsanti, sparisce la rotella centrale. Il Magic Mouse, di fatto, trasporta su tutta la linea Mac le gestures tipiche del multitouch pad dei portatili, creando un punto di contatto tra le due grandi realtà hardware Apple proprio dove doveva essere: nell'esperienza dell'utente.
Col nuovo mouse, che è esclusivamente bluetooth, si possono scorrere pagine, saltare avanti e indietro nel browser, attivare menù contestuali. Tutto in multitouch, utilizzando cioè più dita contemporaneamente. Unico difetto: cosa gli costava integrare anche riduzione e ingrandimento immagini? È di serie col nuovo iMac, come opzionale invece costa 69,00 euro all'Apple Store.

Tra le altre novità, non meno importanti:
- affinati prezzi e prestazioni di Airport Extreme, Time Capsule;
- il telecomando Remote ora è in alluminio e controlla anche iPhone e iPod Touch;
- MacMini aggiornati nella dotazione hardware con processori più potenti e, finalmente, viene introdotta una versione server senza lettore ottico ma con due dischi per un totale di 1TB;
- anche il buon vecchio MacBook bianco da 13", che scende a 899 euro con processore da 2,26GHz e maggiore autonomia della batteria, è stato ridisegnato quasi interamente con case unibody, multitouch pad e nuovo schermo widescreen.
- ah, ma poi Windows 7 è uscito o no?

lunedì 19 ottobre 2009

Back from NYC

Signori, si torna. Datemi un po' per riprendermi, e si riparte a regime. Si sappia che ho deciso, in accordo con la consorte, di iniziare una collezione di macchine fotografiche analogiche old-fashioned: per ora, ci siamo procurati un Lomo Fisheye 2 e una Action Sampler a quattro pose. Appena sviluppiamo i rullini vediamo cos'è venuto fuori. Stay tuned.

lunedì 5 ottobre 2009

I want to wake up in a city that never sleeps

C’è che quando ci si fissa con una cosa, eh, non c’è proprio niente da fare. Dopo il viaggio on the road dell’anno scorso, gli Stati Uniti ci hanno lasciato (con “ci” intendo io e la mia dolce consorte) una traccia indelebile che, in qualche modo, dobbiamo seguire.
Quindi, cari amici e colleghi, dal 7 al 18 ottobre volo a New York City per dieci giorni nell’ombelico del mondo occidentale. Prometto un adeguato reportage al mio ritorno. Parto mercoledì mattina: se avete dritte, consigli, cose da vedere assolutamente ma che non troverò su nessuna guida, sparate il vostro colpo entro domani.

Dimenticavo: per chi ha voglia di seguire le nostre gesta (senza parlare di grafica e quelle robe lì, eh), ci trovate qui. A presto!