lunedì 16 marzo 2009

Less is the new more

Il designer londinese Ben Terrett, in questo articolo apparso su The Guardian, offre un'interessante prospettiva per il futuro, generata dalla collisione tra le due grandi crisi mondiali in atto oggi: quella climatica e quella economica.

Le due crisi sono strettamente legate: nelle cause (riassumendo brevemente: il consumismo estremizzato, il bisogno indotto di merce e la sovrabbondanza di prodotti superflui), e nelle soluzioni. Quella proposta da Terrett è costruita a partire da una definizione data da Matt Jones e Russell Davies: il non-prodotto (unproduct).

In poche parole (e intraducibili in maniera altrettanto efficace, a mio parere): maximum idea, minimum stuff.

Se l'idea riconquista il centro dell'attenzione, il periodo attuale di crisi è il più propizio: la recessione è il momento perfetto "to prototype", per sperimentare, approfittando anche della velocità decisionale delle nuove generazioni (e delle nuove tecnologie). La messa in pratica delle nuove idee, oggi, è sempre più veloce e più economica anche grazie al web. L'esempio di Terrett è paradigmatico: ha raccolto post interessanti di blog, immagini selezionate e materiali dal web condensandoli in un unico newspaper stampato e, attenzione, gratuito. In pochi giorni, attraverso gli ordini on-line, ne ha spediti più di 1000 in ogni parte del mondo.

Non puntare, quindi, sulla diminuzione dei costi: bensì, sull'innalzamento della qualità, in tutti i sensi possibili. Il non-prodotto è geniale, funzionale, utile, durevole, di alta qualità. Terrett fa alcuni esempi pressochè sconosciuti in Italia, ma l'idea è davvero nuova e le applicazioni esistenti pochissime.

È un nuovo modo di pensare le cose, una sorta di nuovo modello applicabile persino al mercato e, perchè no, con conseguenze potenzialmente positive anche nei confronti della crisi climatica. Persino Martin Sorrell, di WPP (il più grande gruppo di servizi alla comunicazione al mondo) ha dichiarato lo scorso anno che "Contro ogni aspettativa, il consumismo massiccio non è produttivo e anzi, va scoraggiato".

[L'immagine l'ho presa qui]

2 commenti:

CyberLuke ha detto...

È un momento cruciale.
Non so bene cosa potrà accadere, nei prossimi mesi... e come reagirà il mercato, da ambo le parti della barricata.
Ma chi sopravviverà, potrà trarne preziosissimi insegnamenti, oltre a potersi vantare, un giorno: "ricordate la Grande Crisi del '9? Ragazzi, io c'ero... ed eccomi qua!"

100% FAKE ha detto...

Lo ripeto: da quello che sto sperimentando, il vantaggio di questa crisi è nella "selezione naturale": only the strong survive, in un certo senso. O meglio ancora: only the good survive.

Ah! La Crisi del '9! Me la ricordo come fosse ieri! :)