lunedì 28 luglio 2008

Popolo di santi e viaggiatori?

Se ne parla su YouMark, su Draft e in molti altri luoghi del web. Paul Cappelli, italoamericano e fondatore di The Ad International (con sedi in Puglia, a New York e in giro per l'Europa) ha inviato ieri una scandalosa denuncia alla stampa italiana. La lettera potete leggerla per intero ad uno dei due link qui sopra: io tenterò un rapido riassunto.

I fatti sono questi: il giorno 14 dicembre 2007 la Regione Puglia pubblica un bando per la comunicazione e la promozione del suo territorio in Italia e nel mondo. I soldi in gioco non sono pochi: 7 milioni di euro! E, trattandosi di soldi della Comunità Europea, sono tutti da spendere, come è ben chiarito nel bando, nel biennio 2007-2008.
Se qualcuno riceve dei finanziamenti pubblici e gli dicono che deve spenderli in un certo modo, lo fa.

Scopro che in gara non ci sono solo agenzie di pubblicità e comunicazione, ma anche gruppi di editori ed emittenti televisive pugliesi. Strano, no? Dalle nostre parti, la comunicazione la fanno le agenzie di comunicazione. È come se per promuovere la vendita dei miei gelati nei bar di tutto il mondo, io chiedessi al bar sotto casa mia di farmi la campagna.

È febbraio, l’estate si avvicina e le proposte dormono nei cassetti della Regione, sotto una calda coltre di polvere. Passano i mesi e la mia meraviglia cresce: come è possibile, chiedo da NY ai miei colleghi in Italia. Hanno perso la scorsa stagione, non vorranno perdere anche questa? Sì, vogliono perdere anche questa. Oggi, 20 di luglio del 2008, l’appalto per promuovere la Puglia nel biennio 2007-2008 non è ancora stato assegnato. Dopo l’apertura delle ultime buste, la classifica suscita qualche perplessità e strane ombre macchiano la certezza dell’assegnazione. E indovinate chi c’è in prima posizione? “Il bar sotto casa”. Per dire, senza offesa, proprio l’impresa locale.

Non so se e quando verrà ufficializzata l’assegnazione del budget, ma so che spendere sette milioni di euro in spot televisivi, annunci stampa, spot radiofonici, volantini e brochure, tutto in una manciata di settimane di fine anno, è un affronto al buon senso.
Perché nessuno fa sentire la sua voce? La Comunità Europea non ha niente da dire vedendo come vengono usati i suoi soldi? E le associazioni dei pubblicitari italiani non sentono di dover difendere la loro professionalità?


Siamo di fronte all'ennesimo caso di italianità.
Lungi da me il voler parlare male del Mezzogiorno, sarebbe una faciloneria superficiale: problemi del genere esistono ovunque. Il cancro è tutto italiano, da nord a sud. E il cancro, qui, è la solita voglia tricolore di metterlo nel culo a qualcuno per guadagnarci quattro lire: allo Stato, al fisco, al vicino di casa, all'Unione Europea, ai clienti, alle agenzie, ai fornitori.

Scarico anche la carta igienica per recuperare l'IVA, chiedo sconti ai fornitori e alzo il prezzo ai clienti, se ho dipendenti o collaboratori gioco al ribasso con i compensi, non mi aggiorno perchè costa e poi chi se ne frega, lavoro male ma mi vendo bene, non pago le tasse, conosco qualcuno in Comune che mi passa i lavori, ho un contratto business sul telefono ma ci faccio le telefonate personali, immatricolo la macchina come autocarro anche se la uso di domenica, come cliente faccio un appalto e sono obbligato a darlo a chi chiede meno (e non a chi offre di più), pago in ritardo, accumulo insoluti.

Facciamo davvero tutti così schifo? Davvero guadagnare (e di conseguenza, spendere e comprare, in definitiva avere) è così dannatamente importante?

1 commento:

spumone ha detto...

poveeera patria.

davvero è così in tutta la penisola? mi sa che ti conviene rimanerci negli usa (quando ci andrai)

ps...ci siamo quasi